PASSI DI DANZA

Marzo 21, 2008

RUDOLF NUREYEV :BIOGRAFIA

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Rudolf Hametovic Nureyev, il ballerino che ha incantato il pubblico di tutti i teatri del mondo, nasce il 17 marzo 1938 su un treno in una regione del lago di Baikal durante il viaggio che sua madre aveva intrapreso per raggiungere il marito che si era trasferito a Vladivostock per motivi di lavoro. Nel 1941 la famiglia si trasferisce ad Ufa e qui Rudolf nel 1945 inizia a studiare danza folkloristica e musica. A 11 anni comincia a prendere lezioni di danza classica con un anziana insegnante, la signora Udeltsova, che aveva fatto parte dei Ballets Russes, ed a 15 anni inizia la sua esperienza di palcoscenico con il Balletto di Ufa.

Nel 1955 entra a far parte della scuola di ballo del Teatro Kirov di S. Pietroburgo dove studia con A. Pushkin e, tre anni dopo, viene ammesso in compagnia diventando subito protagonista e grande interprete dei ruoli principali del repertorio classico insieme a ballerine famose come Natalia Dudinskaya, Irina Kolpakova, Alla Sizova.

Il 17 giugno 1961, al termine della tournée del Kirov a Parigi, dove era appena stata rappresentata La Bella Addormentata, chiede asilo politico alla Francia mentre si trova all’aeroporto di Le Bourget, cominciando così la sua carriera in Occidente. Dopo essersi esibito con la compagnia del Marchese de Cuevas (La Bella Addormentata) soltanto dopo pochi giorni (23 giugno), danza con il Balletto Reale La Sylphide e L’Infiorata a Genzano di Bournoville approdando successivamente a Londra dove diviene “principal guest artist” del Royal Ballet formando con Margot Fonteyn una leggendaria coppia. Sempre nel 1962 debutta negli Stati Uniti con il Chicago Opera Ballet.
Oltre a ballare in tutto il mondo i ruoli più importanti sia del balletto classico che quelli del repertorio moderno, i più famosi coreografi creano per lui nuovi ruoli: Sir Frederic Ashton (Margherita ed Armand 1963), Kenneth MacMillan (Romeo e Giulietta 1964), Roland Petit (Paradis perdu 1967, L’estasi 1968, Pelleas Melisande 1969), Martha Graham (Lucifer 1975), Rudy Van Danzig (The Ropes of Time 1970, Blown in a Gentle Wind 1975, Ulysses 1979), Maurice Béjart (Chant du compagnon errant 1971), John Tetkey (Tristan 1974), George Balanchine (Le bourgeois gentilhomme 1979), Pierre Lacotte (Marco Spada 1981) .

Grande è anche la sua attività di coreografo. Nel 1963 cura per la tournée al Festival dei due Mondi di Spoleto del Royal Ballet la ripresa coreografica di Raymonda e monta, sempre per il Royal Ballet, la sua prima coreografia per La Bayadère. E’ del 1964 la sua versione del Lago dei Cigni (Vienna) mentre nel 1966 coreografa il Tancredi di Henze per il Balletto dell’Opera di Vienna e, nello stesso anno, mette in scena la sua Bella Addormentata per la Scala nonchè una nuova versione del Don Chisciotte a Vienna. Nel 1967 mette in scena il suo Schiaccianoci per il Balletto Reale Svedese e nel 1977 una nuova coreografia per Romeo e Giulietta con il London Festival Ballet . Nel 1979 crea la coreografia di Manfred per l’Opéra di Parigi, nel 1983 The Tempest per il Royal Ballet, nel 1986 La Cenerentola e nel 1992 la sua finale versione della Bayadère per l’Opéra di Parigi.

Intensa anche la sua attività televisiva e la sua partecipazione a film: l’autobiografico I am a dancer (1972) e Valentino di Ken Russell (1977).

Nel corso della sua prestigiosa carriera riceve numerosi premi ed onorificenze: Dance Magazine Award a New York (1973), Prix Marius Petipa a Parigi (1974), Medaille de Vermeil della città di Parigi (1978), Queen Elisabeth II Coronation Award della Royal Academy of Dancing di Londra (1984), Capezio Dance Award 1987, Cavaliere della Légion d’Honneur di Francia (1988), Commandeur de L’Ordre des Arts et des Lettres di Francia (1991) e per lui, alla fine degli anni ’70, nasce un Comitato con sede a New York e a Londra con lo scopo di promuovere petizioni atte a sollecitare le autorità sovietiche di consentire alla sua famiglia rimasta in URSS di ricongiungersi. Nel frattempo nel 1982 diventa cittadino austriaco e nel 1983 Direttore del Ballo dell’Opéra di Parigi: incarico che ricoprirà sino al 1987.

Nel 1989, infine, la Russia gli riapre le porte ed egli può danzare al Kirov La Sylphide. Negli ultimi anni della sua vita debutta anche come direttore d’orchestra esibendosi a Vienna, Atene e Budapest e interpreta il Re del Siam nel musical The King and I negli Stati Uniti. Malato da tempo di Aids, il grande ballerino si spegne presso un ospedale parigino il 6 gennaio 1993 dopo uno straziante e patetico congedo dal suo pubblico avvenuto l’8 ottobre 1992 che lo acclama all’Opéra de Paris per la messa in scena della Bayadére: ultimo suo lavoro di coreografo.

Rudolf Nureyev rimane e rimarrà per sempre il mito della danza e l’emblema di un artista dalla straordinaria personalità e dal grande virtuosismo: danzatore bello, ardente, espressivo e carismatico, carico di magnetismo personale e capace di incantare il pubblico di tutto il mondo.

RUDOLF NUREYEV :RACCONTATO DA LUIGI PIGNOTTTI

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Luigi Pignotti, suo manager per 26 anni, rivela:
” Mi chiedeva consiglio sui ragazzi con cui usciva.
La storia con Freddie Mercury? Una montatura! ”

MILANO – Librarsi nell’aere come una libellula, nella bellezza del corpo disegnato su piroette che felicitano l’arte della danza.
Chi era Rudolf Nureyev e cos’era la danza prima di lui e dopo?
Sulle punte danzanti di Vaslav Nijinskij (1800-1950), il balletto russo ha rotto gli argini di ogni tempo per anticipare aspetti della danza moderna.
Emulo di Nijinskij e allievo di Kirov, Nureyev ha impresso alla danza classica nuovi insegnamenti esportabili in occidente e donato purezza allo stile accademico.

Vibrante il commosso ricordo di Luigi Pignotti, manager di Nureyev e di grandi ètoiles.
“Viveva con pudore la sua omosessualità.” ci dice Liliana Cosi,
“Forse pensando all’amore riusciva a comunicare la sua arte in un melange incredibile tra tecnica e desiderio amoroso”.
Nureyev parlava con il corpo: sensualissimo; con quella bellezza ibrida di tartaro con origini musulmane: fusioni di diverse culture.
Raccontato per noi da Luigi Pignotti.

> Come e quando ha conosciuto Nureyev?
A fine anni ‘70. In quel periodo lavorava alla Scala e io facevo il fisioterapista in un centro di via Montenapoleone.
Diventai il pupillo di Zubin Metha entusiasta per quei massaggi alla schiena che lo aiutavano a dirigere l’orchestra. In uno dei suoi viaggi a Vienna incontrò Nureyev che aveva problemi alle gambe. Zubin gli raccomandò di farsi vedere da me e, una volta a Milano, Rudolf mi fece cercare dai suoi amici alle undici di sera.
Mi recai all’hotel Continental, dove alloggiava ed è lì che lo conobbi.

> Da fisioterapista a manager?
Sì! Dopo due giorni mi chiese se volevo restare con lui e ci vollero tre secondi per farmi decidere. Girai con lui per sei mesi, con le difficoltà di chi non sa l’inglese. Tornato in Italia studiai la lingua e, dopo due anni divenni il suo manager.

> Come viveva la sua omosessualità?
Fui io a spingerlo a parlarne. In quegli anni essere un omosessuale in Russia equivaleva ad essere un criminale e, quel problema, se lo era portato anche dopo l’uscita dal suo paese. A Vienna ne parlammo per una notte intera e, camminando lo presi sotto braccio.
Lui si spaventò: “no Luigi, in Russia sono solo i pederasti che fanno questo!”. Allora compresi che dovevamo comunicare e poter rendere liberi quei suoi desideri nascosti.
Quella notte, con qualche lacrima, la nostra amicizia diventò enorme.

> Si confidava con lei?
Mi chiedeva sempre cosa pensassi dei ragazzi a cui si accompagnava ma, per me non era cosa facile esprimere giudizi affrettati. Ma poi, non si innamorava di nessuno se non della danza.

> Luigi, non dica questo. Lui era pazzo per Eric.
Sì, vabbé, forse ha ragione! Però Eric Bruhn era un ballerino famoso, nobile e Rudy uscendo dall’Urss sentì attrazione fisica verso Eric, ma aveva anche bisogno di quel grande ballerino e coreografo danese, per dar luce all’estro che gli covava dentro.
Bruhn, fu l’amore di Rudy per sette anni! Si, devo dire: il più grande e raffinato.
Poi, molti si donavano o cercavano di farlo, per poter essere visibili accanto a Nureyev. Nulla di strano, anche se cercavo di preservare la sua fragilità.

> Ci fu qualche altro amore che lo turbò?
Non penso di non poterlo dire! Sì, un certo Kenneth, ballerino di Boston.
La storia era talmente intricata che dovetti andare negli Usa a parlare con lui. Kenneth giocava con Rudy, cercando una popolarità attraverso un rapporto amoroso.

> Fu Nureyev che le chiese di intervenire?
Sì. Stava perdendo testa e spirito per questo bellissimo giovane e mi chiese un aiuto. Scoprii che l’unica volta che si stava lasciando andare era con uno il cui scopo era quello di poterlo solamente usare.
Alla fine lui disse: “Oh my God: you are really, very good friend of Rudy”.
Certo, desideravo poter fare tutto per Nureyev.

> Stiamo parlando del periodo durante la sua malattia?
Negli ultimi tempi cercava di trasmettere amore ai suoi ragazzi. Per Kenneth stava andando fuori di testa, ci stava cascando ma, per fortuna, non avvenne.

> Può parlarci della storia con Freddie Mercury?
Una pura invenzione per fare una telenovela che poi non è partita.
No, ho vissuto 26 anni al suo fianco: una vera bufala!
Poi, Mercury era gay e Nureyev non andava con i gay.

> Quindi Smentita?
Assoluta!!! Poi i giornali fecero dei nomi di gente che non c’era più e non poteva smentire. L’unico ero io, ma ora glielo dico: nessun rapporto con Mercury, mai!

> Luigi, cosa ne pensa del mondo della Danza?
E’ stato mondo pulito e particolare. Nella danza devi essere un atleta, senza droghe, alcol, fumo. Io mi sento fortunato in questo mondo: ho frequentato Nureyev per ventisei anni! Una persona molto colta, una spugna che assorbiva ogni cosa nell’arte e nella cultura in generale. Un grande maestro che mi ha fatto amare la danza.

> Oggi non è più così?
Mah! Forse dico una cattiveria: la maggioranza dei ballerini non possiedono questa cultura, mi sembrano un po’ limitati!
Quando gli parli sembra non comprendano, convinti che muovere la gambetta sia l’unica cosa da fare. Mentre Rudy leggeva Pirandello e Goldoni in italiano, oltre Byron e Dostoevskij, questi non leggono neppure il Corriere della Sera e guardano, forse, Beautiful.
Le dirò: mi annoio a iosa a parlare con i ballerini di oggi !!!

> Esistono grandi ètoile oggi?
Dopo che c’è stato Nureyev da una parte e Margotte Fontaine dall’altra, cosa vuole che le dica? No, trovo che non ci siano più interpreti così completi.
Ci sono buoni elementi, punto! Un’ecatombe.
Se spostiamo gli occhi verso la Carlson o Bejart, vedo una eccelsa Luciana Savignano col Bolero di Ravel: sensualissima e unica!
Oggi ritrovo alcuni che salgono su quel tavolo a interpretare Ravel e mi vengono i brividi: la musica di Ravel è un orgasmo ripetuto quattro volte e, questi, è meglio che stiano giù!
E’ così che la gente pensa che “Saranno famosi” sia un remake della danza, fatta di passaggi e gesti: che imbecillità!
Nureyev seppe dare valore e firmamento alla danza con “grand jetés” o fantastici “cambré”.

> Cambiò il modo di danzare?
Assolutamente SI !!!
Quando venne fuori negli anni ‘60, l’uomo era solamente il partner della ballerina. Fu lui a far emergere la figura danzante del ballerino!
In Giselle, nel primo atto, ha inventato uno spazio che ora tutti usano; ha inventato coreografie come in Romeo e Giulietta, Lo Schiaccianoci, Raimonda.
Che fine ha fatto il patrimonio artistico di Rudy?
Molte cose sono di proprietà dei teatri.
Io possiedo dei costumi e diversi altri oggetti. L’isola della costiera amalfitana è stata venduta dalla fondazione (o in un certo senso svenduta).

> Concluda lei Pignotti con un pensiero omaggio a Nureyev
Mi manchi Rudolf, col il tuo sguardo fiero e sempre attento, il tuo sorriso dolce e triste allo stesso tempo, perfino i tuoi momenti d’ira, ma so che sei finalmente felice, perché balli con gli angeli.

Intervista del 28/03/2003
Gay.it – Mario Cirrito

RUDOLF NUREYEV 70 ANNI DALLA SUA NASCITA

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Roma, 17 mar. (Adnkronos/Adnkronos Cultura) – In occasione dei 70 anni dalla nascita di Rudolf Nureyev, Dolmen Home Video proiettera’ giovedi’ 20 marzo presso la Casa del Cinema il film di Dino e Claudio Risi ”Rudolf Nureyev alla Scala”: trent’anni di storia e di emozioni.

Nureyev arrivo’ in Italia portando con se’ una forza e un carisma che hanno rivoluzionato il mondo della danza, lasciando un segno indelebile. Nel film rivive la storia di una vita straordinaria, raccontata da immagini inedite degli archivi della Scala e dai ricordi di amici e partner, come il grande Maurice Bejart, Roberto Bolle, Liliana Cosi, Carla Fracci, Milva, Anna Razzi, Luciana Savigano. Un omaggio d’autore al piu’ importante ballerino del ventesimo secolo.

Presso la Casa del Cinema sara’ anche possibile ammirare le riproduzioni fotografiche di grandi artisti come Cecil Beaton e i bozzetti di Richard Money che raccontano la storia di un successo senza precedenti. Scatti unici che hanno consegnato all’immortalita’ l’uomo, l’artista e il mito che tutto il mondo ricorda con profonda ammirazione.

ADNKRONOS

Marzo 2, 2008

CARLA FRACCI TRASMETTERE LE EMOZIONI

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“Carla Fracci è più leggera dell’aria, più lieve di un sospiro”
E’ una delle tante definizioni che la critica ha speso per definire una delle più grandi ballerine di questo secolo.Acclamata per le sue interpretazioni di Giselle e La Syiphide, è tuttora, a più di sessant’anni in piena attività.

Carla Fracci nasce a Milano il 20 agosto 1936.
Il padre fa il tranviere e ha la passione per il tango. La porta perciò spesso nelle balere a guardare ballare. Entra alla Scala per un caso fortuito: un amico di famiglia, professore d’orchestra del teatro milanese, suggerisce ai genitori di iscriverla alla scuola di ballo. Quando, piccolina e fragile, si presenta agli esami di ammissione, i commissari non la prendono molto in considerazione, ma il suo visino dolce suscita tenerezza in una maestra presente all’audizione e Carla viene ammessa. Si diploma alla Scala nel 1954 ed entra a far parte del Corpo di Ballo nel 1955.

Dopo il “passo d’addio” al termine della scuola, avviene il classico colpo di fortuna. Alla Scala si rappresenta “Cenerentola” e Violette Verdy, prima ballerina dell’Opéra di Parigi, rinuncia ad alcune recite. Carla viene chiamata in palcoscenico per provare la parte e viene scelta come sostituta. Il debutto trionfale avviene il 31 dicembre 1955. Da quel momento inizia la sua luminosa carriera.

Nel 1958 diviene prima ballerina della Scala e nello stesso anno avviene il grande incontro con il coreografo John Cranko che la vuole come Giulietta nella sua nuova versione di “Romeo e Giulietta” per la Fenice di Venezia. Successivamente, nel 1959, interpreta al Royal Festival Hall di Londra per la prima volta Giselle: personaggio con il quale la ballerina milanese si afferma in tutto il mondo. Segue un lungo elenco di eroine del balletto: Aurora, Gelsomina, Odile/Odette, Swanilda, magistralmente da lei interpretate e che, grazie alla sua straordinaria sensibilità, la consacrano come la ballerina-interprete per eccellenza.Carla prosegue la sua formazione artistica partecipando a stage avanzati a Londra, Parigi e New York. Danza in Italia e all’estero con partner d’eccezione: Rudolph Nureyev, Milhorad Miskovich, Vladimir Vassiliev, e tanti tanti altri.

Carla si sposa nel 1962 con il regista Beppe Menegatti e, nel 1968, mette al mondo Francesco.
Nel 1974 comincia a danzare con l’American Ballet Theatre.
Diventa direttrice del Corpo di Ballo del San Carlo di Napoli nel 1988 e successivamente dell’Arena di Verona e del Teatro alla Scala.
Dal 1995 al 1997 dirige il corpo di ballo dell’Arena di Verona. Dal 1994 è membro dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 1995 è anche presidente di Altritalia Ambiente, associazione ambientalista.

2002: Una vera e propria sfida quella di Carla Fracci, che ha vestito in quella stagione i panni maschili di Amleto sul palcoscenico del Teatro dell’Opera a Roma, in un balletto ispirato all’omonimo dramma shakespeariano. Carla interpreta un ruolo maschile, unica donna attorniata da una compagnia di uomini.Oggi è la direttrice del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma.
Riceve, nel corso della sua carriera, numerosi premi internazionali e viene insignita del titolo di Cavaliere, Commendatore e Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana.

Carla Fracci, la piccolina che non sarebbe mai potuta diventare una ballerina, con il suo spiccato spirito di sacrificio, è diventata un “mito” della danza: un esempio per tutti i giovani allievi.

- Scrisse di lei il grande poeta Eugenio Montale:
” Carla Fracci è Giulietta…Carla, eterna fanciulla danzante “.

- Una riflessione di Carla Fracci sulla sua vita di ballerina:
” Nel nostro lavoro bisogna essere sempre “nuovi” e pronti a rimettersi in discussione: io ho danzato centinaia di spettacoli, ho consumato migliaia di scarpine da ballo, ho percorso chilometri e chilometri sul legno del palcoscenico, ho viaggiato moltissimo, ma ogni volta, per me, è quasi “un debutto”. Anche nel mondo del balletto ci sono momenti di crisi; c’è chi litiga, chi è geloso, chi fa i capricci: ma questa forma d’arte è così esigente che sul palcoscenico si dimentica tutto.
Una ballerina deve pensare a se stessa, a quello che deve fare, a non sbagliare mai; deve seguire la musica, ricordare, esprimere.
Ho danzato con i più grandi ballerini ed è superfluo dire che avere un buon partner ti aiuta moltissimo. Dà sicurezza. E moltiplica le possibilità di realizzare uno spettacolo di qualità.
So di essere diventata un simbolo per tanta gente, occupo nel cuore di molti un posto che non avrei mai pensato di occupare e la popolarità mi ha dato tanti vantaggi. Le sale dei teatri agli spettacoli di balletto sono ancora zeppe di gente. Si dice – e io lo credo – che io e altri come me abbiamo aperto la strada a quelli che avanzano insieme a noi. “

http://www.danzadance.com/special/carla_fracci/carla_fracci.html

CARLA FRACCI DANZA CON PASSIONE

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CARLA FRACCI BIONDA MIRABILISSIMA

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CARLA FRACCI UNA DONNA AFFASCINANTE

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CARLA FRACCI IN TUTTA LA SUA BRAVURA

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BELLISSIMA IMMAGINE DI CARLA FRACCI

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